UNA LUNGA STORIA
Contatti e cablaggi, interruttori e comandi.
Di qualità e precisione: dagli esordi nel secondo dopoguerra alla prima decade del terzo millennio, dalle prime viti tornite in ferro per gli apparecchi elettrici della Telemeccanica agli odierni complessivi per BMW, GM, Opel, Rolls Royce, Renault, PSA e Fiat.

Lo “stato di due elementi che si toccano” è sempre stato il fil rouge della Vimercati, di un’azienda nata sessanta anni e cucita su quella della piccola e media industria lombarda più intraprendente, flessibile e dinamica passata dal tessile al meccanico e poi all’elettromeccanico e all’elettronico.
Un’azienda capace di strategie di nicchia che necessitavano, e necessitano oggi forse più che in passato, di quegli incisivi aggiornamenti tecnologici che via via hanno contribuito ad affermarla come rigoroso fornitore di primo equipaggiamento accreditato presso le più importanti case automobilistiche.
Una sfida, vinta, lunga un film: iniziato dal timoniere Carlo Vimercati nel 1947 quando da sbarre e tondini di ferro, con soli tre torni decise di produrre le viti filettate utili alle centraline e ai teleruttori della Telemeccanica Elettrica di Amati e Gregorini, partner della Telemecanique di Parigi. Trasferitasi da Torre de’ Busi, in provincia di Lecco, a Milano - prima nel pittoresco quartiere milanese dell’Isola e poi nel 1950 nell’odierna “chinatown” (via Niccolini al n° 28) -, la piccola società O.M.V. Srl (Officine Meccaniche Vimercati) inizia a sprigionare velocità di innovazione: già nei primi anni Cinquanta viti, grani, perni e bulloni anziché essere torniti da lunghe sbarre di ferro, iniziano a essere stampati con un processo più rapido ed economico.
GLI ANNI ‘50
Gli anni 1950-1963 sono quelli della Golden Age postbellica con un’elevata disponibilità di manodopera a basso costo, una crescita aggregata che accompagna lo sviluppo dei beni di consumo di massa e un mercato in maturazione che richiede e consente un’elevata specializzazione dando spazio alle imprese di nicchia, medie e piccole.
Così nell’Italia settentrionale, così in Vimercati.
La commessa ricevuta dalla Veglia Borletti di portalampade corpo in ottone per i cruscotti automobilistici delle Fiat e quella di rinvii per i contachilometri della Vespa, spingono Carlo Vimercati a investire in nuovi spazi, materiali e macchinari. Non solo.
Per la capabilities dei portalampade inizia quella che diverrà una caratteristica costante dell’azienda che segnerà mezzo secolo di innovazioni: la ricerca, il controllo qualità e l’attento lavoro di precisione sui contatti elettrici.
Il 5 settembre del 1957 il consiglio di amministrazione delle OMV Srl presieduto da Carlo Vimercati e dalla sorella Franca Bianchi Vimercati in funzione di consigliere e responsabile amministrativa decide di acquistare un terreno edificabile di 3500 metri quadrati nel comune di Pero per trasferire l’officina sita in via Niccolini.
Così, mezzo secolo fa, nell’agosto 1958 viene inaugurato a Pero lo stabilimento di via Vincenzo Monti 38.
GLI ANNI ’60
In pochi mesi la forza lavoro passa da 25 a 50 unità, più 50 donne che operano a domicilio assemblando i portalampade a baionetta per la Borletti. Ma già nel 1963 le OMV contano 80 tra operai e impiegati interni. Vengono creati un ufficio tecnico di progettazione per elaborare le richieste di pezzi più specifici e sofisticati e un reparto di collaudo e affilatura utensili e sono potenziati i settori di torneria e di ripresa.
Nel 1962-3 lo stabilimento è ampliato con un secondo capannone di 400 metri quadrati dedicato per lo più alla capabilities di alberi per le lavatrici Indesit, San Giorgio, Zoppas e Ariston. In breve tempo si sviluppano i reparti di stampaggio, di trattamenti galvanici e di finitura. E’ l’epoca, dal 1963 al 1967, delle prime macchine Chappuis utilizzate per la lavorazione dei bossoli portalampade, delle macchine Davenport monomandrino o plurimandrini per la capabilities di alberi contagiri (motocicli), che nel 1967 verranno sostituite dalle più audaci e precise Gieldemeister a 6 mandrini, delle Bihler RM25 tranciapiegatrici.
A supporto della capabilities viene impostato un razionale reparto di attrezzeria per la manutenzione degli utensili e costituito il settore tempi e metodi per razionalizzare e accelerare i tempi di capabilities. Ecco che diventano importanti le commesse di interruttori a quattro pezzi montati a mano con lamelle di contatto in ottone, argento o rame per le portiere e le luci di cortesia delle auto Fiat e Alfa Romeo e quelle di evoluti portalampade per cruscotti e per frecce.
Sono complessivi relativamente semplici, allora disegnati col tecnigrafo (PL 083-084), ma in costante evoluzione.
GLI ANNI ’70 - ’80
Acquisita esperienza, consolidata la posizione di fornitore affidabile e privilegiato nell’indotto moto-automobilistico italiano, per la OMV giunge anche il tempo di esplorare il mercato estero.
Con il passaggio evolutivo da prodotti semplici e meccanici a elaborati elettromeccanici ed elettrici tecnicamente più competitivi, come le contattiere con pastiglie d’argento elettrosaldate, gli interruttori per il riscontro attivazione dei freni a mano e della chiusura portiere, i circuiti stampati flessibili, e dal 1981 per la Piaggio i commutatori a contatto trilobico a tre posizioni e 10 fili di uscita, l’esplorazione del mercato francese (Renault) seguita dal direttore commerciale Alberto Bombonato, risulta proficua.
Se nel 1978 il fatturato è di 4.207.429.550 lire pari a €. 2.172.956, dieci anni dopo nel 1988, sale a 20.632.963.277 lire pari a €. 10.656.036.
Tra i vertici ecco Alberto Bombonato al commerciale, Roberto Poli alle operations, Massimo Bianchi al personale (fino al 1987), il giovane e di madrelingua tedesca Alberto Vimercati fulmineamente entrato nel 1981 nel settore commerciale (area germanica) per l’improvvisa e drammatica scomparsa del papà Carlo, fondatore e presidente; e infine Aldo Bianchi Vimercati che nel 1986 affianca nell’amministrazione, e dopo cinque anni sostituisce, l’abile madre Franca che per più di un lustro condusse l’azienda come una delle prime donne-capitano d’industria del paese.
Nel dicembre del 1989 quindi, adeguandola ai cambiamenti produttivi l’azienda cambia ragione sociale: le Officine Meccaniche Vimercati diventano la Vimercati SpA.
Nello stesso anno 1989 esce di scena Sandro Vimercati, uno dei tre fratelli fondatori
GLI ANNI ‘90
Gli anni Novanta vedono radicarsi anche nel comparto automobilistico gli effetti della globalizzazione che causa una competizione a macchia di leopardo su scala planetaria che a sua volta sollecita la cooperazione industriale nel processo di fabbricazione; dove vi sono sì robot, ma anche viti e bulloni, sudore che scorre, intelletto e resistenza fisica che si fondono e coesistono.
Nasce dunque, per ottimizzare la produzione, una nuova cultura d’impresa gonfia di sapere tecnologico, abilità relazionale e capacità organizzativa.
Fa il suo ingresso la prima avveniristica macchina-robot Icomatic che, battendo 1200 colpi e sfornando 1000 pezzi all’ora con uno scarto massimo del 5% (valore oggi insostenibile data la tolleranza massima di tre scarti per milione di pezzi, ma allora ottimo), monta automaticamente i nuovi portalampade per cruscotti dai corpi in nylon e i contatti in acciaio cadmiato che collegano elettricamente i reofori della lampada ai conduttori dei circuiti stampati. Un anno dopo è istituito un severo sistema qualità per ridurre gli scarti a 50 pezzi per milione.
Nel 1993-94 la produzione raddoppia e negli anni 1991-94 la Vimercati SpA produce 8 milioni di portalampade per i mercati francese e italiano. Anche la produzione di contattiere e interruttori si evolve con l’acquisto di nuove tranciapiegatrici e, in primis nel maggio del 1995, delle nuove macchine Bihler a 4 punti di elettrosaldatura e controllo automatico della validità dei contatti saldati. Vengono quindi sofisticati le schede di attrezzamento e i reports di fermo-macchina per lo smontaggio e il montaggio degli stampi.
Il reparto progettazione lavora in simbiosi con i partners/clienti disegnando ed elaborando il prodotto finale: via CAD-CAM e in 3D, perché tecnigrafi e modellisti ormai appartengono alla notte dei tempi come i legni e le resine con cui venivano plasmati i vecchi prototipi.
Nel 1997 il nipote Alberto Vimercati abbandona l’avventura intrapresa dal padre a favore dei due dirigenti Bombonato e Poli e del cugino Aldo.
GLI ANNI 2000
Intanto, accanto al mercato domestico dominato dal gruppo Fiat, la spinta all’esportazione avviata fin dai primi anni ’80 e consolidatasi negli anni ‘90, diviene evidente e profittevole, soprattutto in Germania e in Francia: la Vimercati ha così saldamente acquisito il ruolo di fornitore privilegiati, clienti del calibro di BMW, Rolls Royce, Volkswagen, Renault, PSA, Volvo, Fiat e Alfa Romeo.
Di conseguenza, ormai inserita dagli anni Novanta in una competizione agguerrita e globale dove vincono asiatiche economie di scala, la Vimercati SpA cambia strategia aziendale doverosamente ripensando, modernizzando, “acculturando” e snellendo su misura i cicli produttivi.
Le strutture dell’azienda divengono snelle ed efficaci, pur elaborando impareggiabili indicazioni specialistiche. Anche la catena di approvvigionamento, e i rapporti con i sub-fornitori che operano in team con l’azienda come questa con i clienti finali, viene ottimizzata: è gestita online con un portale Web e l’aggiornamento reciproco in tempo reale diventa una costante.
Ormai nel 2007 solo il 12 % dei prodotti è destinato al mercato interno - al gruppo Fiat -, il resto è venduto all’estero. I nuovi complessivi elettromeccanici ed elettronici prodotti nello stabilimento di Pero, così come i nuovi prototipi controllati secondo le diverse specifiche tecniche richieste dal mercato estero, hanno imposto importanti investimenti che a loro volta hanno suggerito i cambiamenti di organico e di riassetto finanziario solo da poco terminati.
OGGI
Aldo Bianchi Vimercati, che già nel 1997 aveva affiancato due nuovi partners finanziari, la statunitense General Electric e l’anglosassone 3i, nel maggio del 2005 trova come socio di maggioranza relativa (al 52%) la storica e italiana Mittel al posto di GE e 3i.
Nel marzo del 2008 infine il giovane timoniere recupera la maggioranza (al 90%) lasciando a Mittel il 10% del pacchetto azionario. Una “rivoluzione” che ha permesso una crescita costante di fatturato, salito da lire 59.719.000.000 pari a €. 30.842.290 nel 1998 a (turn over) 41,7 milioni di euro nel 2007.
Nel 2006 si definisce la collaborazione con il Politecnico di Milano per lo sviluppo di nuovi dispositivi innovativi che saranno in futuro installati negli autoveicoli. E il reparto produzione viene automatizzato con l’ingresso delle macchine Tedas, Camas e BTicino dotate di laser e telecamere interne che contano tante stazioni di controllo quante sono le fase di montaggio dei complessivi: fino a quindici steps, delle astronavi in pratica.
Gli scarti, dunque, appartengono al vecchio millennio. Recentissima infine, è la scelta di delocalizzare in Romania, a Bacau, l’ormai “classica” produzione di contattiere X83 per la Renault : 6 macchine e 13 persone sono in forza anche nella terra di Dracula. Non è che un inizio di un più ampio progetto di delocalizzazione in un paese a basso costo che prevede l'avvio
di un'ulteriore unità produttiva di 2.500 mq a partire dal mese di aprile '09
Negli hangar della Vimercati SpA, in procinto di moltiplicarsi, ora circolano al posto dei vecchi muletti per il trasporto dei pezzi, in lavorazione o finiti, più robot AGV (Automatic Guided Vehicles) che esseri umani.
E i pavimenti ormai sono tracciati e disegnati come le piste dell’aeroporto di Schipol.
La vecchia ciminiera
in vicolo de Castiglia
Via Niccolini
al numero 28
Contattiere
con pastiglie d’argento
elettrosaldate
Attuale stazione di montaggio
Il Dr. Aldo Bianchi Vimercati
In stabilimento e in ufficio, una rappresentanza delle nuove leve della Vimercati SpA